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Pignoramento in busta paga #adessonews

Come funziona il pignoramento in busta paga e come si calcola il pignoramento dello stipendio?

Si parla di pignoramento in busta paga quando si intende riferirsi al pignoramento dello stipendio prima che questo venga materialmente versato sul conto del dipendente. In tal caso, il creditore notifica l’atto di pignoramento al datore di lavoro, per il tramite dell’ufficiale giudiziario, intimandogli di trattenere il quinto del netto della mensilità per poi versarlo al creditore stesso. 

La procedura è regolata da apposite norme volte ad evitare abusi. Pertanto, essa avviene sotto il controllo del tribunale e, in particolare, del cosiddetto giudice dell’esecuzione forzata.

Vediamo allora come funziona il pignoramento in busta paga, quando può essere eseguito, a quali condizioni ed entro quali limiti.

Quando si può fare il pignoramento in busta paga

Il creditore può effettuare un pignoramento in busta paga solo dopo aver ottenuto dal giudice un provvedimento di condanna nei confronti del debitore. Tale provvedimento può consistere in: 

  • una sentenza non necessariamente definitiva (ad esempio una sentenza di primo grado); 
  • un decreto ingiuntivo per il mancato pagamento di una fattura, di un contratto, delle spese condominiali, del canone d’affitto, ecc. 

Il pignoramento in busta paga pertanto non può avvenire per il semplice fatto di non aver pagato una bolletta o qualsiasi altra scrittura privata (si pensi al documento con cui una parte dichiari di aver ricevuto in prestito, dall’altra, una somma di denaro impegnandosi a restituirgliela entro un certo termine).

Il pignoramento dello stipendio non necessita del previo provvedimento del giudice se il debito scaturisce da:

  • un assegno o una cambiale protestati;
  • un contratto di mutuo stipulato dinanzi al notaio;
  • una cartella esattoriale;
  • un accertamento da parte degli ispettori della Siae.

Come funziona il pignoramento in busta paga

Il creditore deve innanzitutto notificare al debitore un atto chiamato precetto, in cui gli dà dieci giorni di tempo per pagare.

Il precetto scade dopo 90 giorni: pertanto, se entro tale data non viene avviato il pignoramento, qualsiasi tipo di azione esecutiva è illegittima. Il creditore dovrà quindi notificare un nuovo atto di precetto per poter avviare il pignoramento.

Una volta notificato il precetto, il creditore può rivolgersi al Presidente del tribunale per chiedere l’autorizzazione ad accedere all’Anagrafe tributaria, un archivio dell’Agenzia delle Entrate ove sono riportati i redditi percepiti dai cittadini e, quindi, eventuali contratti di lavoro con l’indicazione della relativa azienda.

Acquisita tale conoscenza, il creditore notifica tanto al lavoratore quanto al datore di lavoro l’atto di pignoramento

Con l’atto di pignoramento, l’ufficiale giudiziario intima al datore di lavoro di trattenere un quinto di ogni stipendio e di non versarlo al dipendente. 

Nell’atto di pignoramento è indicata la data di un’udienza alla quale il giudice, su richiesta del creditore, ordinerà al datore di lavoro di versare, in favore del creditore stesso, le somme nel frattempo trattenute sullo stipendio, nonché quelle da accantonare sulle successive mensilità. Il tutto fino ad estinzione integrale del debito.

Limite al pignoramento dello stipendio

Il pignoramento dello stipendio è di massimo un quinto (ossia il 20%) applicato però sul netto. 

Non contano eventuali cessioni del quinto dello stipendio in quanto atti volontari: pertanto, l’eventuale cessione già in atto non riduce la quota che il datore di lavoro deve accantonare per versarla al creditore.

Procedura di pignoramento dello stipendio per debiti fiscali e multe

Tale procedura non si applica quando il creditore è il fisco: Agenzia Entrate Riscossione deve solo notificare l’atto di pignoramento dando al debitore 60 giorni di tempo per pagare. In caso contrario, senza bisogno di autorizzazione del giudice, il datore di lavoro è automaticamente tenuto a trattenere il quinto dello stipendio versandolo ad Agenzia Entrate Riscossione a copertura dei debiti dovuti dal contribuente per cartelle esattoriali emesse per imposte, sanzioni e multe stradali.

Tuttavia, in questo caso, il pignoramento è di:

  • un decimo se lo stipendio non supera 2.500 euro;
  • un settimo se lo stipendio supera 2.500 euro ma non supera 5.000 euro;
  • un quinto se lo stipendio supera 5.000 euro.

Quando uno stipendio non è pignorabile? 

Non esistono importi al di sotto dei quali lo stipendio non sia pignorabile. Quindi, è possibile pignorare anche uno stipendio di poche centinaia di euro, pur sempre nei limiti appena indicati.

Lo stipendio in nero non può chiaramente essere pignorato per via del fatto che non è “ufficiale”. Il datore di lavoro però si espone alle sanzioni amministrative conseguenti al lavoro irregolare. 

Quanti pignoramenti si possono fare sullo stesso stipendio?

Più creditori possono contestualmente pignorare un quinto sullo stesso stipendio a patto che le loro ragioni di credito non siano “omogenee”. A tal fine, bisogna distinguere tre classi di crediti:

  • crediti per imposte e tributi;
  • crediti alimentari dovuti a familiari;
  • crediti di altro tipo.

Due creditori della stessa classe non possono pignorare contemporaneamente due quinti dello stipendio; pertanto, il secondo dovrà accodarsi al primo e potrà essere soddisfatto solo dopo che il primo debito sia stato estinto. 

Due creditori invece di due classi diverse possono contemporaneamente pignorare due quinti dello stesso stipendio, a patto però che l’importo residuo per il debitore non scenda al di sotto della metà dell’originario stipendio.

Come non farsi pignorare lo stipendio?

Per non farsi pignorare lo stipendio bisognerebbe sollevare opposizione contro l’esecuzione forzata. In questa sede però si possono sollevare contestazioni solo in merito all’entità dell’importo pignorato o ad errori formali. Non si può mettere in discussione l’originario credito poiché tale possibilità andava esercitata con l’impugnazione alla sentenza o l’opposizione al decreto ingiuntivo.

L’opposizione per vizi di forma va sollevata entro 20 giorni dalla notifica dell’atto viziato. L’opposizione nel merito invece non ha termini purché il pignoramento sia già stato completato.

Pignoramento della busta paga: vale il minimo vitale?

In materia di pignoramento della pensione non si può pignorare la mensilità se inferiore al cosiddetto minimo vitale, pari a una volta e mezzo (1,5) l’assegno sociale annuale. Tale limite però non è previsto per lo stipendio. Sicché il pignoramento avverrà, nella percentuale di un quinto, sull’intero netto della busta paga. 

Come faccio a sapere se ho un pignoramento?

Il debitore deve ricevere l’atto di pignoramento. Diversamente, la procedura è illegittima. Può comunque chiedere in qualsiasi momento al proprio datore di lavoro se questi ha ricevuto l’atto di pignoramento.

Come farsi togliere il pignoramento dello stipendio?

Non c’è altro modo che pagare l’intero debito oppure concordare con il creditore un importo a saldo e stralcio. Il creditore deve poi depositare l’atto di rinuncia alla procedura presso la cancelleria del tribunale. 

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