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Rate condominiali, buoni spesa e bollette rinviate: ecco come gli italiani sopravvivono alla crisi #adessonews

CatturaCatturaBologna, 7 maggio 2014 – Il soldato Jane del 2014 è il consumatore. Scalpita, suda, soffre, si sacrifica. E sopravvive, infine, spesso e volentieri affidandosi all’arte del campare. Niente di fraudolento, solo l’istinto del risparmiatore. Tutto costa di più e non tanto per dire: dalle bollette (rincaro record nel 2013, +80% negli ultimi 16 anni) alle spese condominiali (morosi in forte aumento) gli italiani cercano ogni espediente possibile per rallentare il “supplizio”. E in mezzo c’è anche una spesa al supermercato da fare. Come si nuota nella palude? Ecco un quadro e le possibili risposte alla crisi.

1 – DALLA RATEIZZAZIONE AL TURISMO ENERGETICO: GLI ITALIANI E LE BOLLETTE
Qual è la situazione delle bollette elettriche in Italia? Dall’ultima indagine (aprile 2014) condotta dalla Federconsumatori nazionale emerge che una famiglia tipo – residente con potenza impegnata di 3 kw e consumi annui di 2.700 kwh – ha speso a fine anno 2013 euro 515 nel mercato tutelato. Tanto per dire: l’aumento registrato rispetto al 2011 è del 17,5%. Le bollette sono le più alte dal dopoguerra e negli ultimi 5 anni la spesa è più che raddoppiata rispetto ai livelli di inflazione registrati. Il consumatore cosa fa? La voglia di pagare c’è, ma i soldi mancano. Quindi rinvii, more, rate. Quest’ultime in grande aumento, come ci spiega Marco Zanini, vicepresidente di Federconsumatori nazionale: “Il fenomeno della rateizzazione cresce anno dopo anno: il 46% delle istanze che ci arrivano riguardano le bollette e in questa percentuale aumentano gli individui che pagano a rate. Molte persone non hanno i soldi e possono percorrere due strade: rateizzare o diventare morosi con gravi rischi. Fortunatamente cresce la prima corrente e noi come Federconsumatori stiamo chiedendo al governo di rivedere la delibera sull’Energia del 2008, è fondamentale”. Ma andiamo con ordine: a che punto è il fenomeno della morosità e cosa fanno i cittadini quando non hanno liquidità? “Purtroppo in Italia – spiega Zanini – c’è una situazione di cosiddetta ‘povertà energetica’, già presente in un Paese con un clima più rigido come il Regno Unito. Tale situazione si crea se il 10% del reddito annuale è riservato al pagamento delle utenze, quindi parliamo di fasce molto basse di reddito. In poche parole in molti non ce la fanno a sostenere i costi delle utenze. Di conseguenza arrivano all’ultima spiaggia e rinviano i pagamenti, quasi alle soglie del distacco dell’utenza. E le more diventano insopportabili”. “Il fenomeno della morosità purtroppo è in aumento – continua Zanini –. E’ molto elevato per quanto riguarda le forniture d’acqua: chiaramente, perché è impossibile da staccare. Secondo i dati in nostro possesso a due anni dall’emissione della bolletta per la fornitura di energia, il 2,6% degli importi fatturati per il gas e l’1,2% per l’energia elettrica (con differenze per area geografica e per utenti domestici, fermi allo 0,7% e non domestici, che arrivano al 2%) non risultano pagati dagli utenti in regime di mercato tutelato. Secondo stime del 2012 le sospensioni delle forniture totali ammontano a circa 1 milioni e 200mila unità. Buona parte di questi ha richiesto la riattivazione. Per il gas il numero di utenze coinvolte risulta due volte e mezzo superiore”. Insomma, si cerca di ritardare il pagamento il più possibile per sopravvivere. “Esattamente, ma noi ovviamente come Federconsumatori raccomandiamo di pagare in tempo per non incorrere in sanzioni. Il comportamento del consumatore che prende tempo – spesso un cassintegrato, un dipendente in mobilità o un disoccupato – è il seguente: si ritarda il pagamento, si ignora il sollecito e solo all’intimazione del distacco si arriva a un accordo col fornitore, magari col pagamento di un acconto. La morosità è meno frequente per la luce che per il gas. Individuare i contatori del gas può essere difficoltoso (sono circa 10 milioni) e il “piombarli” non può essere fatto da un ufficio. La corrente elettrica invece può essere prima depotenziata e poi staccata. Ecco perché in molti, se devono drammaticamente scegliere, scelgono di ritardare il pagamento del gas. La luce invece spesso si rateizza. Noi stiamo chiedendo al governo di rivedere la direttiva 2008, specialmente sulla possibilità di pagare a rate: ci vuole un piano di rateizzazione più flessibile. Lo scenario socio-economico è notevolmente cambiato rispetto a 6 anni fa, è giusto che le possibilità per i consumatori siano adeguate”. E cosa chiedete riguardo ai bonus energia/gas? “Quello è un altro punto importante. Lo sa che circa 3 milioni di italiani avrebbero accesso a quel bonus e che solo 1/3 lo utilizza? Va rivisto il criterio di accesso: non più solo una fascia di reddito Isee da 0 a 7500 euro (oggi lo sconto è del 20% sulla luce e del 15% sul gas, ndr), bisogna allargarla fino ai 10mila euro, magari creandone un’altra dai 7500 ai 10mila. Anche qui bisogna adeguare la direttiva 2008, oltre che fare più informazione e ampliare la platea di chi può usufruirne. Inoltre, un altro caposaldo delle richieste Federconsumatori è la non abolizione della tariffa progressiva. Chi consuma di meno deve continuare a pagare meno il kilowatt. Non si può adottare la tariffa piatta”. Un altro fenomeno in ascesa è il “turismo energetico”. Di cosa si tratta? “Molte persone, all’ultima spiaggia, scelgono di migrare dal mercato vincolato a quello libero. Niente di male. Ma a volte si tratta del cosiddetto “turismo energetico”. Spesso chi migra si porta dietro delle bollette non pagate e la vecchia compagnia energetica rimasta “fregata” non può certo chiudere il contatore al cliente che ora è allacciato con un concorrente. Adesso, fortunatamente, c’è l’Autorità competente che monitora i consumatori per prevenire fenomeni deteriori”.

1/b – MERCATO LIBERO E TRASPARENZA: I CONSIGLI PER CAPIRE COME RISPARMIARE

Mercato vincolato (condizioni contrattuali ed economiche stabilite dall’Autorità) e mercato libero (condizioni dei stabilite dal venditore) dell’energia: per risparmiare ha senso passare dall’uno all’altro? Ci conviene? Un’opinione l’abbiamo chiesta a Marco Vignola, responsabile settore energia dell’Unione nazionale consumatori, che oltre a descriverci i comportamenti in tempo di crisi ci ha fatto un quadro delle difficoltà tipiche dei cittadini: “Con la liberalizzazione del mercato – spiega Vignola – c’è stato soprattutto un problema di comparabilità: per l’utente è molto complicato scegliere. A differenza della telefonia, dove prezzi e condizioni sono facilmente comprensibili, nel mercato dell’energia la complessità del sistema diventa una jungla per un consumatore. Specialmente per quello italiano, non abituato a una situazione del genere e mandato in confusione da dati difficili da leggere e da scarsa comunicazione. Infatti i dati in nostro possesso parlano di uno “switching” (cambio di mercato) di 1 milione-1 milione e mezzo di persone, buono ma non corposo come si vorrebbe: il mercato libero c’è ma non ha ancora una grande diffusione”.

Le famiglie italiane consumano mediamente all’anno circa 2.700 kilowattora di energia elettrica e 1400 metri cubi di gas per una spesa totale di circa 1700 euro: se la crisi puicchia come risparmiare? “Per prima cosa occorre conoscere i propri consumi. Non bisogna trovarsi impreparati davanti ai disservizi, bisogna seguire l’evoluzione dei propri contratti d’utenza, specie nel mercato libero. Stare attenti a cosa si sottoscrive e a che durata si applica. Così le famiglie possono risparmiare, ma ci vuole attenzione. Inoltre è chiaro, è necessario ridurre i consumi e compiere interventi di efficientamento nelle proprie abitazioni. Cosa per cui tra l’altro sono da tempo disponibili incentivi statali”. Qual è il polso dell’Unione nazionale dei consumatori sulle morosità e sui ritardi di pagamento? “Un fenomeno sotto la nostra lente d’ingrandimento è quello delle fatture di conguaglio. Spesso arrivano molto in là nel tempo. Ma pochi sanno che sono soggette a prescrizione e che quest’ultima va richiesta per iscritto, bisogna contestarla con carta e penna. Grazie a noi in molti riescono a ricevere sensibili riduzioni”. Il vostro messaggio alle aziende? “Bisogna proporre contratti più chiari, più trasparenti, specie nel mercato libero. Poi seguire i passaggi da un’utenza all’altra, puntando alla cura del cliente tramite una maggiore attenzione ai servizi di post-vendita. Infine ovviare ai problemi di lettura delle bollette. Un altro aiuto potrebbe arrivare dallo Stato”. Come? “Le associazioni dei consumatori lo chiedono da tempo. Cosa paghiamo nella bolletta dell’elettricità? L’aumento del costo medio è stato determinato negli ultimi anni dall’aumento degli oneri generali di sistema, circa il 20% del totale: si tratta di voci di ogni tipo che riguardano gli incentivi alle fonti rinnovabili, i costi per lo smantellamento delle centrali nucleari, gli aiuti alle aziende “energivore”, etc. etc., cose che molti consumatori non sanno. E allora questo genere di oneri andrebbero spostati sulla fiscalità generale: si ridurrebbe il costo delle bollette e si aiuterebbero le fasce più bisognose. Non portandole all’esasperazione di morosità e rateizzazioni”.

2- CONDOMINI MOROSI, IL FENOMENO CRESCE CON LA CRISI

“Eppure pensi che in provincia i debiti di condominio sono meno rispetto ai capoluoghi. C’è, come dire, il valore morale da mantenere, si rischia di finire additati dal vicino di casa. E’ nel centro di Roma che la seconda/terza generazione risulta inadempiente”. Il senso dell’emergenza sta anche qui, nell’inciso del prof. Giuseppe Bica, presidente dell’Anammi (Associazione nazional-europea Amministratori d’immobili). Del resto i dati di pochi giorni fa sono chiari: è in deciso aumento la quota di condomini morosi, uno su 4 non paga le rate del condominio. Nel 2009, evidenzia proprio un monitoraggio dell’Anammi, i condomini inadempienti in Italia erano il 20%. Oggi questa percentuale è salita al 25%. Un fenomeno che caratterizza soprattutto le grandi città. In particolare sono Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo e Genova i centri più “morosi”. Non solo i loro quartieri popolari, ma ormai anche quelli ‘vip’. “Proprio così – spiega Bica – è esattamente nei quartieri ‘bene’ delle grandi città che l’inadempienza cresce. Il dato è preoccupante”. I motivi? “La crisi, sicuramente. Si tagliano le uscite, a volte si preferisce non pagare le spese condominiali per privilegiare altre spese. Come emerge dal nostro monitoraggio, ormai uno su 4 non paga: atteggiamento sbagliato, che porta a svariate conseguenze”. Quali sono i rischi maggiori? “Penso alle spese di manutenzione e di messa in sicurezza degli stabili: le cifre non erogate dagli inquilini morosi mettono in difficoltà tutto il condominio. Gli impianti devono essere per forza essere messi a norma, certi interventi sono ineludibili. Si è costretti a intervenire d’urgenza e chi ci rimette? Tutti gli altri, quelli che hanno regolarmente pagato. Ecco quindi che i ritardi di pagamento vanno a ricadere sugli altri condomini, che magari con sacrifici erano riusciti a sostenere le spese condominiali. C’è poi anche il dramma dei decreti ingiuntivi. “Al quale si cerca di non arrivare. Già prima della riforma dello scorso anno l’amministratore poteva esercitare l’azione di recupero nei confronti del condomino moroso e poi chiedere al giudice il decreto ingiuntivo. Con la riforma l’amministratore è anche responsabile civilmente. I decreti sono provvisoriamente esecutivi. Dopo il decreto ci può essere il precetto e, nei casi più disperati, anche il pignoramento mobiliare e immobiliare. Ovviamente, si cerca di evitare questa deriva”. Per prevenire si utilizza la rateizzazione delle spese? “Esattamente. Con la crisi, per risparmiare, chi ha mancanza di liquidità cerca di rateizzare. Noi come Anammi consigliamo agli amministratori di parlare con i condomini morosi per rateizzare il debito, è un modo semplice e pratico per ovviare alla difficoltà economiche. Inoltre consigliamo ai nostri iscritti la contabilizzazione dei consumi, cioè un monitoraggio attento per limitare gli sprechi domestici e non pregiudicare il pagamento delle spese condominiali”.

3- SPESA E BUONI SCONTO: IL TREND E LE RACCOMANDAZIONI

Come spenderanno gli italiani il bonus di 80 euro dal governo Renzi? Sicuramente non per fare la spesa, se la tendenza sarà confermata: al supermercato i consumatori ci vanno con i coupon scaricati da internet. Bisogna assolutamente scendere dal tetto dei 2000-2500 euro all’anno che una famiglia media spende per riempire il carello. Il vento arriva dagli States e i casi si moltiplicano di giorno in giorno. Una coppia campana, entrambi senza lavoro, ha ammesso di riuscire a risparmiare 500 euro al mese utilizzando i buoni sconto. Ma quante sono le persone che cercano di sopravvivere alla crisi in questo modo? Tante, se è vero che sul web spopolano i motori di ricerca per la spesa ideale. La conferma ci arriva da uno dei protagonisti sulla Rete: “Recensiamo le offerte dei supermercati e le mettiamo tutte in un database – spiega Luciano Mazzone, amministratore delegato di Klikkapromo-Pazzi per le Offerte, sito e app mobile delle offerte dei supermercati e dei coupon per la spesa –. Sul sito, gli utenti possono compilare la loro lista dei desideri più conveniente. Forniamo anche un servizio di ‘alert’ che informa gli utenti sulla disponibilità del bene nei punti vendita più vicini. Contiamo 4 milioni di ricerche al mese sul nostro sito, 15-20mila utenti unici al giorno e circa 200 euro di coupon disponibili da scaricare. Il focus non sono solo i beni di prima necessità. Tra le voci che spuntano ultimamente ci sono anche beni costosi, specie per le giovani coppie: penso ai pannolini, per i quali esistono molti sconti. Insomma, se una volta comprare unicamente i prodotti scontati era da “poveri”, oggi è assolutamente ‘cool’”. Come riuscite ad assicurare imparzialità? “Collaboriamo con tante catene di supermercati, pubblichiamo i risultati rigorosamente da quello più conveniente in su e, soprattutto, i risultati stessi non sono in alcun modo influenzati dalla pubblicità o dai trend del web: amo definirci ‘più imparziali di Google”

In generale nessuna controindicazione? L’approccio di Confconsumatori al fenomeno raccomanda cautela: “Il consumatore si fa coinvolgere dai buoni spesa, a volte in maniera eccessiva – spiega Valentina Filippini, avvocato responsabile dello sportello Confconsumatori di Milano -. Si parte per risparmiare, si può finire a spendere più del dovuto facendo acquisti imprevisti. Diciamo un eccesso di foga che può avere qualche controindicazione. Come sportello non raccogliamo segnalazioni in senso negativo, ma spesso abbiamo la sensazione che alcuni consumatori non capiscano appieno l’utilizzo di un buono spesa. Parlo per esempio della durata: in molti credono che scaduto il termine di effettivo utilizzo si abbia diritto a un rimborso. Non è così e diciamo agli utenti di leggere attentamente cosa dicono in calce questi buoni. Di più, consigliamo di spenderli appena possibile. Comunque, a parte tutto, ci accorgiamo che in tempi di crisi questo è un metodo di risparmio adottato”. Altri rischi del couponing online? “Come detto non abbiamo avuto particolari segnalazioni, se non per acquisti in rete. Invece riscontriamo dei problemi sul concetto di garanzia. Cosa succede se l’attività convenzionata con il sito che fornisce buoni sconto non eroga la prestazione? Nella maggior parte dei casi, la responsabilità è del sito. Ma non in caso di insoddisfazione del cliente: in quel caso, la responsabilità solitamente è della struttura convenzionata. Per questo occorre sempre leggere attentamente le clausole dei contratti”. Consigli ai consumatori che vogliono risparmiare per combattere la crisi? “Grande attenzione ai siti fasulli, spesso compaiono anche nelle ricerche e ingannano facilmente. Oltre alla spesa, altri settori particolarmente rischiosi sono quello bancario e quello del turismo. Per gli aerei risparmiare troppo può esporre a disavventure, come scali di 4 ore non annunciati. Insomma, risparmiare va bene ma attenzione quando si compra a prezzi stracciati”.

Intanto Klikkapromo, sull’onda del trend, ha ampliato il suo servizio. Quante volte capita di dimenticare a casa i buoni sconto cartacei, scrupolosamente stampati o ritagliati dalle confezioni dei prodotti o dalle riviste, o di perdere di vista l’ultimo volantino del supermercato preferito? Grazie al servizio Pazzi per le Offerte è possibile scaricare e avere sempre con sé i coupon e tutte le offerte direttamente sul proprio smartphone. “Si tratta di un servizio di coupon mobile – spiega l’ad Mazzone -, è l’unico in Italia e lo stiamo incrementando. Sono buoni sconto interamente digitali, che non necessitano di essere stampati o ritagliati e che offrono ai consumatori la possibilità di approfittare degli sconti più diversi: dallo sfizio di un acquisto su un sito di social shopping fino ai buoni benzina”.

Fonte QN

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“https://www.sostenitori.info/2014/05/08/rate-condominiali-buoni-spesa-e-bollette-rinviate-ecco-come-gli-italiani-sopravvivono-alla-crisi/”

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