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Svuotamento conto corrente della società: è reato? #adessonews

Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte: non basta trasferire i soldi dal conto di una società a quello di un’altra. 

Il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte scatta tutte le volte in cui un contribuente – sia esso un privato o una società – compie atti di disposizione del proprio patrimonio per evitare il pignoramento dei beni. È tuttavia necessario che il debito si riferisca a Iva, Ires o Irpef e sia superiore a 50mila euro. Ci si è chiesto però se, per configurare l’illecito penale in questione, sia sufficiente un bonifico da un conto a un altro. In altri termini, lo svuotamento del conto corrente della società è reato?

Sul punto, la Cassazione ha fornito più di un chiarimento. Ma una recente sentenza [1] è particolarmente favorevole all’imprenditore che, nel tentativo di salvare i soldi accreditati sul conto di una sua società, effettui una serie di atti d’acquisto tra questa e un’altra a lui stesso riconducibile, onde evitare che la prima possa essere aggredita dal fisco o dagli altri creditori. Cerchiamo di fare il punto della situazione partendo proprio dai presupposti necessari a far scattare il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte: quando scatta il reato?

Il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte scatta solo quando il debito si riferisce a imposte sui redditi (Irpef, Ires, Irap) o all’Iva e l’importo complessivo è superiore a 50mila euro. Il reato inoltre non necessita della previa notifica della cartella esattoriale: basta la sussistenza del debito ossia il fatto di non aver versato le imposte a tempo debito.

La pena prevista dalla legge è la reclusione da sei mesi a quattro anni. Ma se il debito supera 200mila euro (sommando imposte, sanzioni e interessi) la reclusione va da 1 a 6 anni. 

Sottrazione al pagamento delle imposte anche senza cartelle esattoriali

La sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte non richiede l’emissione di cartelle esattoriali: secondo la Cassazione [2], basta la semplice esistenza di un debito tributario e l’intenzione da parte del contribuente di non voler pagare. L’illecito penale infatti si configura anche in presenza di un credito erariale non ancora definitivo. 

L’elemento essenziale del reato però è – come dice il nome stesso – la «fraudolenza» ossia la presenza di atti che, seppur apparentemente volti a realizzare un intento, in realtà intendono perseguirne un altro. Deve insomma essere presente una simulazione. Si pensi, ad esempio, a una falsa donazione o a una vendita fatta a un “prestanome”. Maggiori chiarimenti nell’articolo Sottrazione fraudolenta pagamento imposte: quando è reato. Questo aspetto è assai importante per comprendere quando scatta il reato di in caso di svuotamento del conto corrente di una società

Quando non c’è reato in caso di svuotamento del conto corrente

Secondo la Cassazione [1], il parziale svuotamento del conto di una società non è di per sé sufficiente a sostenere un’accusa per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Il reato infatti richiede il compimento di atti fraudolenti

È interessante analizzare la vicenda concreta per comprendere il principio espresso dalla Suprema Corte. Una società, prima di fallire, effettuava una serie di pagamenti nei confronti di un’altra per l’acquisto di beni. Ciò nonostante la Guardia di Finanza riteneva che le operazioni fossero anomale in quanto, nonostante l’importo fosse elevato, i pagamenti non avevano causali circostanziate. Veniva così contestato il delitto di sottrazione fraudolenta con conseguente sequestro dell’asserito profitto del reato.

L’imprenditore proponeva ricorso lamentando che la decisione del tribunale era carente sotto il profilo della motivazione, non avendo il giudice chiarito quali fossero gli atti simulati; difatti i rapporti commerciali tra le due imprese non erano simulati ma reali ed esistenti. Era infatti indubbio che si trattava di acquisti veri e propri. 

La Cassazione ha accolto il ricorso del titolare della società. Per configurare il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte infatti non basta che gli atti posti dal contribuente siano oggettivamente finalizzati a pregiudicare la riscossione esattoriale ma è necessario che gli stessi si caratterizzino anche per la loro natura simulatoria o fraudolenta. Se invece, pur a fronte dello svuotamento del conto corrente di una società, c’è stata un’operazione effettiva e reale, allora non ci può essere neanche reato. 

Nel caso di specie, era stato solo accertato un parziale svuotamento del conto societario senza approfondire le singole operazioni compiute e dunque i singoli atti onde valutarne l’eventuale natura fraudolenta. Si trattava dunque di regolari rapporti commerciali tra due società, seppur riconducibili allo stesso soggetto. 

In conclusione, il fatto che un atto – come lo svuotamento del conto corrente di una società, realizzato mediante atti di compravendita nei confronti di un’altra società – sia di per sé idoneo a evitare il pignoramento non significa che tale atto sia ingannatorio o artificioso. Ed è proprio quest’ultimo presupposto che la legge richiede per poter condannare l’imprenditore penalmente.

Quando lo spostamento di soldi da una società a un’altra è reato

Il bonifico partito da una società in favore di un’altra, per poter configurare il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, deve essere fatto a fronte di un atto che, seppur lecito, sia connotato da inganno, artificio o menzogna, in modo da rappresentare ai terzi una riduzione del patrimonio non corrispondente al vero, mettendo a repentaglio, o rendendo più difficoltosa, la procedura di riscossione esattoriale delle imposte.

Un esempio potrebbe essere costituito dallo svuotamento del conto corrente mediante la richiesta di assegni circolari in modo da far apparire il saldo del conto pari a “zero”. Non importa che gli assegni siano poi riversati sul conto della stessa società per pagare altri fornitori. L’importante è l’evidenza resa all’esterno di un conto incapiente [3].

È altresì integrato il reato di dichiarazione fraudolenta, mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, ogni qualvolta il contribuente, per effettuare una dichiarazione fraudolenta, si avvalga di fatture o altri documenti fiscali che attestino operazioni realmente mai effettuate.

Altri esempi di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte

La Cassazione ha evidenziato altri tipici esempi di operazioni societarie che fanno scattare il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Si pensi alla realizzazione, da parte degli amministratori, di operazioni di cessioni di aziende e di scissioni societarie simulate [4]; alla costituzione di un fondo patrimoniale da parte dell’imprenditore [5] o alla vendita simulata mediante stipula di un apparente contratto di sale and lease back [6]. È anche il caso della concessione di locazione, l’ammissione di un debito e, più in generale, qualsiasi atto di disposizione del patrimonio che, oltre a produrre un danno all’Erario, abbia natura simulata e fraudolenta. 

Insomma, è sottrazione fraudolenta quando si svuota il conto in banca per non pagare il Fisco a patto che gli atti posti in essere siano simulati, nascondano una situazione diversa da quella effettiva. 

La recente riforma del processo tributario renderà ancora più difficoltosa la contestazione del reato in commento da parte delle autorità alla luce dell’interpretazione della Cassazione. La nuova legge infatti prevede che sia il fisco ad assumersi l’onere della prova tutte le volte in cui intende dimostrare l’esistenza di operazioni evasive o elusive, senza potersi limitare a scaricare sul contribuente la prova contraria.  

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