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Pignoramento stipendio presso datore di lavoro #adessonews

I creditori non possono pignorare l’intera busta paga del debitore: ecco i limiti di pignorabilità dello stipendio.

Quando si ha un debito nei confronti di banche, società finanziarie, Fisco o qualsiasi altro creditore, privato o pubblico, una delle azioni più temute è il pignoramento dello stipendio. Il pignoramento presso il datore di lavoro è, infatti, pregiudizievole, non solo dal punto di vista economico, data la decurtazione (seppur nei limiti di legge che vedremo), della retribuzione percepita, ma anche dal punto di vista della reputazione professionale e dell’immagine nei confronti del datore di lavoro.

Il pignoramento dello stipendio presso il datore di lavoro rientra nella categoria dei pignoramenti di crediti verso terzi: il debitore che sia stato assunto da un datore di lavoro, pubblico o privato, vanta un credito nei confronti di quest’ultimo e cioè la retribuzione per la prestazione lavorativa svolta. Nel momento in cui un creditore del debitore voglia soddisfarsi coattivamente con una procedura esecutiva, può aggredire direttamente una quota dello stipendio che il datore di lavoro deve corrispondergli.

Vediamo come funziona il pignoramento dello stipendio presso il datore di lavoro e quali sono i limiti.

Pignoramento stipendio: come funziona

Il creditore che vuole aggredire lo stipendio del proprio debitore avvia la procedura con la notifica di un atto di pignoramento presso terzi al datore di lavoro. L’atto è materialmente redatto da un avvocato e notificato da un ufficiale giudiziario.

Il datore di lavoro, non appena ricevuto l’atto di pignoramento, deve effettuare una trattenuta sulla busta paga del proprio dipendente (trattenuta che deve avvenire nei limiti di legge).

Inoltre, il datore di lavoro deve inviare al creditore, entro dieci giorni dalla ricezione dell’atto di pignoramento, un’apposita dichiarazione scritta in cui attesta l’ammontare della busta paga.

Se il datore di lavoro non fornisce nei termini la dichiarazione suddetta, il creditore, all’udienza che si terrà successivamente dinanzi al giudice dell’esecuzione, può chiedere un rinvio per far comparire direttamente il datore a rendere la dichiarazione.

Una volta acquisita la dichiarazione del datore di lavoro e verificata la regolarità del pignoramento, il giudice dell’esecuzione presso il tribunale competente (e dinanzi al quale il creditore ha iscritto la procedura esecutiva) assegna al creditore le somme pignorate nei limiti di legge.

A seguito dell’ordinanza di assegnazione, il datore di lavoro è tenuto a trattenere mensilmente una quota dello stipendio (secondo il limite che a breve esamineremo) e a versarla a favore del creditore pignorante, sino all’estinzione definitiva del debito complessivo.

Limiti pignoramento stipendio

La regola generale è quella secondo cui lo stipendio può essere pignorato nel limite massimo di 1/5, ossia il 20% della retribuzione netta prcepita.

Esistono, tuttavia le seguenti eccezioni:

  • se il pignoramento avviene per crediti alimentari (alimenti da corrispondere a coniuge e figli): il limite può essere elevato fino ad 1/3;
  • se il pignoramento avviene per il mancato pagamento di cartelle esattoriali, il limite cambia in base all’importo della retribuzione:
    • 1/10 per importi fino a 2.500 euro;
    • 1/7 per importi superiori a 2.500 euro e non superiori a 5.000 euro;
    • 1/5 per importi superiori a cinquemila euro.

Quante volte può essere pignorato lo stipendio?

Fermi restando i limiti appena visti, lo stipendio può essere pignorato più volte da creditori diversi.

Tuttavia, occorre distinguere due casi:

  • se i crediti appartengono alla medesima categoria, lo stipendio può essere pignorato massimo un quinto per volta. Il creditore che arriva dopo deve accodarsi e sarà soddisfatto solo dopo il primo creditore;
  • se i crediti appartengono a categorie diverse (per esempio banca per mutuo non pagato ed ex moglie per alimenti non versati, oppure Agenzia delle Entrate Riscossione per cartelle esattoriali e creditore privato per fatture non pagate), i pignoramenti del quinto dello stipendio (o del diverso limite) possono essere effettuati contemporaneamente. È, tuttavia, previsto il tetto massimo del 50% dello stipendio. Ciò significa che più creditori possono pignorare più quinti dello stipendio, ma il cumulo dei pignoramenti non può mai decurtare lo stipendio oltre la metà.

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